sabato 28 febbraio 2009

Post VII - Idealizzare il mondo in una manciata di isole? Semplicemente Dubai.

Video I - DUBAI: The world

Video II - DUBAI: The palm

Dubai equivale a dire ARTIFICIALE. Non c'è nulla difatti in città che non "puzzi" di nuovo. Sarà che sono un pò romantico o che comunque che non condivido la sterile perfezione ingegneristica (computer a parte :P ) ma io in un posto così non mi sentirei a mio agio.
Vi chiederete voi se ci sono stato e a che titolo posso giudicare forse, e io vi tolgo subito la curiosità: non ci sono mai stato, non mi attira e anzi mi riesce difficile capire cosa si possa trovare di bello o divertente nell'andare in un posto così. Probabilmente mi sentirei come un pesce in un acquario, uno di quelli belli ovvio, mica il pesce rosso nella boccia rotonda! Uno di quegli acquari che per essere belli e perfetti riproducono fedelmente la barriera corallina ma che di barriera corallina non hanno proprio nulla tranne che, appunto, una fedele riproduzione. Non voglio dire che sia per forza meglio Napoli o Roma o Firenze o altre 100 città italiane, sostengo solo che "è meglio una delusione vera di una gioia finta". Non c'è passionalità nella perfezione, la cosa bella sta nel cercare di tendere alla perfezione, non raggiungerla...o poi chissà, va a vedere che mi sbaglio.
Non so quanti di voi hanno capito ciò che i video linkati sopra dicono poichè non ho trovato una versione in italiano, ma credo che le immagini possano essere piuttosto chiare: ecco quali sono le conseguenze di chi ha tanti soldi e vuole farne di altri. Pensate che ognuna delle isole che compongono The World sarà venduta da un minimo di 1 mln fino ad un massimo di 15 mln: e la cosa PEGGIORE non è che c'è chi le vende, ma c'è chi le ACQUISTA, come suggerito dai video, anche solo per staccare con lo stress del quotidiano! E pensare che quando sono stressato io al massimo posso puntare ad una doccia calda!!!

Conclusione VII: I soldi non fanno la felicità, ma fanno un sacco di altre cose.

domenica 22 febbraio 2009

Post VI - 50 anni e dimostrarne la metà: il segreto di Barbie


E voi non vorreste essere così a 50 anni??? Io si. Cioè chiariamo, non è che ho messo in cantiere un cambio di sesso e una acconciatura bionda, per carità, ma se tra una buona ventina d'anni potessi essere bello, famoso, stimato ed imitato come lo è Miss Barbie, allora sarebbe davvero fantastico!
Pensare che tutto questo fenomeno è nato dalla intuizione di una signora che guardava giocare la figlia (Barbara appunto) con delle bambole di carta e di pezza, allora tutto ciò ha un fascino particolare. Ancora più particoare è il fatto che sta dietro al successo di questa bambola. Nel 1959 le bambole si ispiravano a neonati e bambini, non c'erano degli esemplari di bambole adulte...ad eccezione di una, la Bild Lilli. Ed è proprio a quella che la signora Ruth Handler si ispitra per creare il primo modello di barbie: l'inimitabile bambolina bionda è a sua volta un'imitazione. Ma questa volta l'intuizione fa la differenza. Come al solito il marketing fa la sua parte. Come dicevamo, la barbie non solo rappresenta un elemento di rottura con il passato per la forma che ha, ma anche per il modo di essere presentata al pubblico: è il primo giocattolo che affida la sua promozione al canale televisivo. Forse è proprio a questo che si deve il suo successo, o forse lo si deve al suo primo abito, un costume zebrato che era all'epoca di gran moda. Dopotutto la bambola più famosa al mondo ha subito diverse modifiche nell'aspetto, ma è sempre stata alla moda, super in forma, senza un minimo di cellulite, solo plastica al posto giusto. Non tralasciamo nemmeno il suo mondo, un universo patinato le ruota attorno e le fa vivere le sue mille esperienze tra un set televisivo (dove incontra il suo fidanzato storico Ken) e case e boutique. Una vita vissuta a tutto tondo indossando i panni della cameriera, ma anche abiti confezionati dai più grandi stilisti del mondo; la nostra eroina ha fatto diversi lavori, quasi tutti gli sport ed è stata anche ambasciatrice UNICEF. Come ogni star, poi, sulla sua vita si è ricamato di tutto sempre per far tenere vivo l'interesse nei suoi confronti. Per i suoi 50 anni si è pensato bene di progettare un rilancio in grande stile: la super bambola alla moda non poteva certo non essere presente al New York Fashion Week dove tante Barbie in carne ed ossa (più ossa che carne, ed anche un pò di plastica, per dirla tutta) hanno fatto sfilare la festeggiata con abiti meravigliosi di Calvin Klein, Tommy Hilfiger, Vera Wang...il mito americano che rivive la sua storia grazie ad atri miti a stelle e strisce. Non solo in America, ma anche nel Principato di Monaco si sono scappellati per Miss Barbie, ma si sono limitati a fare un francobollo ritraente la bambola in abiti di Christian Dior. Questione di stile?


Conclusione VI: Non basta creare una cosa nuova, bisogna farla conoscere nel migliore dei modi. In questo la differenza tra un successo e un fiasco.

domenica 15 febbraio 2009

Post V - Facebook: il social network e il marketing


Eccoci: come promesso continuo la riflessione su facebook prendendo in considerazione il social network come strumento di marketing.
Partendo dal principio per cui uno strumento del genere è pensato per essere accattivante in primis verso se stesso e quindi già in se racchiude un progetto di marketing, possiamo pensare agli sviluppi dell'uso dello strumento per i fini dei partecipanti, di altre società (quelle che vengono chiamate terze parti) che sviluppano applicazioni per la piattaforma stessa e di tutto l'universo di soggetti che interagisce in esso. La parola chiave della riflessione sarà proprio USO. La parola in se racchiude il segreto della tecnologia e degli strumenti che da essa ne scaturiscono: uno strumento è tanto migliore o funzionale rispetto al'uso che se ne fa.
Su questo, spero, nulla questio.
Pensiamo ad esempio all'uso dei questionari, dei test, dei giochini o anche semplicemente dei messaggi di stato (che fai in questo momento?): ce ne sono per tutti i gusti, e ognuno col preciso scopo di suscitare quanto più interesse rispetto ad una particolare fetta d'utenza. Che c'entra il marketing con il successo che può avere o meno un test o un giochino??? Presto detto: tutto ciò che deve farsi apprezzare ha bisogno di un progetto di marketing alle spalle. O comunque di una buona intuizione. Può capitare che, così a naso, si possa indovinare il giusto "marketing mix" senza stare lì a pensarci troppo.
Facebook è uno strumento modulabile. In questo il suo successo: ognuno può montare e smontare i pezzi come se fosse una creazione coi Lego, cambiare ogni volta il modo di presentarsi, il target da colpire etc. Gli sviluppi sono affidati non solo a facebook stesso, ma anche e sopratutto a chi vi partecipa, a chi sviluppa applicazioni, a chi invia suggerimenti etc. In principio è stato facebook a creare il bisogno di comunicare, adesso sono gli utenti a suggerire gli sviluppi futuri con l'uso stesso dello strumento. Un caro amico mi ribadiva pochi giorni fa la democraticità di questi strumenti facendo una riflessione sul precedente post di FB: possiamo scegliere di non usarlo! A differenza dei pesci, una volta buttata la lenza con tanto di esca, noi possiamo decidere se abboccare o no, dopotutto siamo ancora animali razionali giusto?
Ma il marketing serve proprio a questo: superare le reticenze di ciascuno nell'uso di un prodotto. Ne abbiamo parlato qui.
Senza dubbio il social network è uno strumento di viral marketing e con esso tutte le applicazioni che ci girano su. Simile alla febbre del sabato sera, vuole coinvolgerti e tu ti lasci prendere, ti incuriosisce. E senza nemmeno accorgertene sei coinvolto in toto. Forse la razionalità di cui prima si è dimenticata di farsi sentire. Forse non siamo poi tanto razionali. O almeno non tutti.
La malattia è degenerativa.
Ho visto persone svegliarsi e accendere il pc per controllare se si è ancora vivi a guerra di bande; ho visto persone mangiare con una mano e scorrere la bacheca con l'altra; ho visto persone che gestiscono 2 - 3 profili neanche fosse una multinazionale che applica la discriminazione perfetta dei prezzi; ho visto persone che mettono nel calderone contatti di ogni genere e altri che stappano bottiglie di spumante per aver raggiunto i 500 contatti: le stesse che poi non arrivano a festeggiare i 500 giorni di matrimonio...probabilmente. Siamo tutti infettati, e non c'è vaccino, mica è il virus dell'influenza. E'molto peggio, è il luna park dei marketing account.
Ci sono bacheche in cui si pubblicizza un prodotto, si consiglia un amico professionista, si commentano in bene e in male eventi e protagonisti, ci sono gruppi monotematici su marche...ci sono 30 gruppi di Marco Marfè: che tristezza! Considerazioni personali a parte, fb è il palcoscenico ideale per il buzz marketing. Le due tecniche citate sono quanto di meglio disponibile per fare la fortuna di prodotti, servizi e chi più ne ha più ne metta. Attenzione però, c'è sempre il rovescio della medaglia. Questi sono strumenti davvero delicati. Avere il controllo delle masse è un'arte concessa a pochi e anche Gesù ebbe qualche problema a convincere il popolo della validità delle sua tesi, figuriamoci noi comuni mortali.
Dopotutto riuscì nel suo scopo, ma a che prezzo!
Senza scomodare ulteriormente chi tutto può, chiudo affermando che le masse non si possono comandare, ma si possono indirizzare (si come le pecore, acuta osservazione!). Bisogna dare però il giusto input, avere sangue freddo nei momenti difficili e saper bene entrare nella psicologia del pubblico. A volte basta un solo commento negativo a determinare le sorti di una campagna di marketing: meglio tenere a bada gli umori degli opinion leader e dei trend setter.

Conclusione V: Non sottovalutare il mouse (e il telecomando) ha più potere di quanto tu possa credere: il totale dei click conteggia anche il tuo!
Conclusione V bis: in rete c'è posto per tutto, anche per il Fragolone purtroppo :(

sabato 7 febbraio 2009

Post IV - FaceBook: social network o reality show?


Sono 5 gli anni ormai passati da quando Mark Zuckerberg, studente di Harward, dà forma alla sua idea: creare uno strumento che "ti aiuta a mantenere e condividere i contatti con le persone della tua vita". Pian pianino il faccialibro si è affermato sempre più, sopratutto a scapito dei diretti concorrenti tipo MySpace, e si è candidato a diventare il preferenziale strumento per le pubbliche relazioni. L'accorgimento avuto da Zuckerberg che ha reso così irresistibile l'uso (e l'abuso) di facebook è il principio della zero privacy: tutti sanno tutto di tutti! Su queste basi, Facebook non mi sembra molto lontano dall'essere la versione on-line del Grande Fratello. Si ok, facciamo delle distinzioni. Diciamo subito che la multimedialità di internet ci rende tutti osservatori ed osservati senza distinzioni, diciamo pure che non siamo chiusi in una casa a sopportarci l'un l'altro per arrivare ad avere un pò di popolarità ed un premio finale, inoltre possiamo decidere noi chi includere nello show e chi no, ma il principio resta lo stesso: da un lato si va a stuzzicare il vojeur che c'è in noi, dall'altro l'esibizionista. Ce n'é per tutti i gusti insomma, il professionista che amplia il suo bacino di contatti facendo sfoggio delle sue mille attività e conoscenze, la casalinga che si impiccia dei fatti della vicina andando a sfogliare gli album fotografici della festa fatta la sera prima, il ragazzetto geloso che controlla chi scrive sulla bacheca della sua fidanzata, le star in ascesa e/o discesa che soppesano la propria popolarità, ma anche chi lo vede come un semplice svago o un modo per scambiare due battute con gli amici... così fino all'infinito: una storia diversa per ogni amico aggiunto.
Ma avevamo davvero bisogno di facebook?
Si e no sono ovviamente delle risposte personali e ognuno avrà modo di argomentare la sua. Io non ho ancora deciso, ma nel frattempo sono iscritto da un paio d'anni e per il momento non lo sento come un peso da accantonare, ma fortunatamente nemmeno come un'ossesione.
Credo che facebook ci dia l'illusione di avere qualcosa sotto controllo. Andando sempre di corsa, affaticandoci a far rientrare sempre più attività nelle 24 ore, ci si dimentica spesso di mettere a fuoco le cose importanti e di curarne gli sviluppi. Abbiamo così, forse, la speranza che un semplice contatto virtuale ci possa scagionare dall'essere in netto difetto con chi meriterebbe di più la nostra attenzione. Minimo sforzo per un risultato tutto sommato sufficiente; tanto diciamoci la verità, se non mantenessimo quella relazione con facebook probabilmente non la manterremmo affatto. Di contro devo dire che grazie a facebook ho rintracciato persone che probabilmente non avrei più risentito e me ne sarebbe dispiaciuto.
Curiosità, egocentrismo, un'occasione di svago: tanti sono gli aspetti che si possono analizzare su questo fenomeno; per il momento mi fermo a questo ma presto arriverà una seconda e forse anche terza parte per completare la riflessione andando a vedere in particolare le implicazioni col marketing.



Conclusione IV: Puoi avere quanti contatti vuoi sui social network, ma i veri amici resteranno sempre pochi.

martedì 3 febbraio 2009

Post III - Un diamante è per sempre...i punti vendita solo temporanei!


La scritta "un diamante è per sempre" in caratteri grandi e chiari su un'elegante sfondo blu scuro ha fatto la fortuna di De Beers e affini. Il messaggio??? Solidità, resistenza al tempo e alle mode, valore del ricordo e delle emozioni che si rinnovano nel tempo: senzazioni uniche a cui nessuna donna può rinunciare!
Che dire, tutto fila liscio come l'olio! Si capisce bene che il mercato dei diamanti è relativamente facile, lento, lineare e non necessita di grandi innovazioni nelle strategie comunicative. Per far innamorare una donna basterebbe anche solo far vedere un piccolo scintillio sprigionato dalla tanto desiderata pietra, senza stare lì a pensate chissà quale tecnica di marketing.
D'altra parte è lampante che non tutti i settori possono essere affrontati allo stesso modo. Basti pensare a cose molto più vicine a noi comuni mortali. Vendere una maglietta può essere più difficile che vendere un diamante? Ovvio che lo è! Come mai è più difficile? Semplicemente perchè il prodotto appartiene a due classi merceologiche differenti e perchè il mercato di riferimento è diametralmente opposto come propensione di spesa. Senza addentrarci troppo nei meandri dell'economia e della psicologia del consumatore, basti dire che non tutti sono disponibili e interessati a spendere X per un diamante, ma tutti devono preoccuparsi di spendere Y per una magglietta.
Tanto di guadagnato se poi il rapporto qualità prezzo della magliettà è buono.
Ma cosa può modificare la propensione di un consumatore a spendere una certa somma per l'acquisto di un bene "primario" come la maglietta? La marca certo, la qualità, i gusti personali, la modalità di vendita. Il marketing in questo senso ha fatto passi da gigante. Il vecchio modo di far pubblicità non c'è più, anche se di vecchio c'è il principio tanto utilizzazto dalla pubblicità della Henkel, chi se la ricorda? Celebre la frase: Nuovo? No, lavato con Perlana, passaparola! Questa è difatti la tecnica alla base della nuova tendenza, ribattezzata dai guru del nuovo millennio come buzz marketing, ma sempre passaparola è! Da questa spemitura di cervelli ne è risultato il "temporary shop": dei luoghi temporaneamente adibiti a punto vendita. Particolarità di questi luoghi è che non sono esattamente negozi, piuttosto si parla di piazze, teatri, musei, loft e addirittura fabbriche dismesse. Sicuramente più economico di una campagna pubblicitaria, si affida all'effetto sorpresa e al passaparola. Chiuso il negozio, se ne apre un altro in un punto diverso della regione, dello stato, del pianeta. La reinvenzione del mercante ambulante? Il paragone non sembra spaventare i grandi marchi che anzi hanno accolto con entusiasmo questa nuova tendenza. Si sono visti difatti temporary shop di Nike, Illy Caffé, Levi's, Breil, Nivea e Comme des Garçons.
A questo punto non resta altro che chiedersi se si preferisce la Old School o il Guerrilla Marketing... e di sicuro ognuno saprà argomentare a favore dell'uno o dell'altro.

Conclusione III: Se un prodotto si vende da sé non c'è bisogno di inventarsi nessuna tecnica innovativa...e i diamanti ne sono un esempio.

lunedì 2 febbraio 2009

Post II - Ti amo come se mangiassi il pane


Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale

come se alzandomi la notte bruciante di febbre

bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto

ti amo come guardo il pesante sacco della posta

non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia

pieno di sospetto agitato

ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il
crepuscolo scende su Istanbul poco a poco

ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.


poesia di Nazim Hikmet
e quadro di Gustav Klimt - il bacio


Conclusione II: l'amore non è mai banale, altrimenti non si capirebbe perchè da sempre ci sono persone che si affannano a scrivere parole stupende per descriverlo o geniali pennellate per raffigurarlo.