martedì 3 febbraio 2009

Post III - Un diamante è per sempre...i punti vendita solo temporanei!


La scritta "un diamante è per sempre" in caratteri grandi e chiari su un'elegante sfondo blu scuro ha fatto la fortuna di De Beers e affini. Il messaggio??? Solidità, resistenza al tempo e alle mode, valore del ricordo e delle emozioni che si rinnovano nel tempo: senzazioni uniche a cui nessuna donna può rinunciare!
Che dire, tutto fila liscio come l'olio! Si capisce bene che il mercato dei diamanti è relativamente facile, lento, lineare e non necessita di grandi innovazioni nelle strategie comunicative. Per far innamorare una donna basterebbe anche solo far vedere un piccolo scintillio sprigionato dalla tanto desiderata pietra, senza stare lì a pensate chissà quale tecnica di marketing.
D'altra parte è lampante che non tutti i settori possono essere affrontati allo stesso modo. Basti pensare a cose molto più vicine a noi comuni mortali. Vendere una maglietta può essere più difficile che vendere un diamante? Ovvio che lo è! Come mai è più difficile? Semplicemente perchè il prodotto appartiene a due classi merceologiche differenti e perchè il mercato di riferimento è diametralmente opposto come propensione di spesa. Senza addentrarci troppo nei meandri dell'economia e della psicologia del consumatore, basti dire che non tutti sono disponibili e interessati a spendere X per un diamante, ma tutti devono preoccuparsi di spendere Y per una magglietta.
Tanto di guadagnato se poi il rapporto qualità prezzo della magliettà è buono.
Ma cosa può modificare la propensione di un consumatore a spendere una certa somma per l'acquisto di un bene "primario" come la maglietta? La marca certo, la qualità, i gusti personali, la modalità di vendita. Il marketing in questo senso ha fatto passi da gigante. Il vecchio modo di far pubblicità non c'è più, anche se di vecchio c'è il principio tanto utilizzazto dalla pubblicità della Henkel, chi se la ricorda? Celebre la frase: Nuovo? No, lavato con Perlana, passaparola! Questa è difatti la tecnica alla base della nuova tendenza, ribattezzata dai guru del nuovo millennio come buzz marketing, ma sempre passaparola è! Da questa spemitura di cervelli ne è risultato il "temporary shop": dei luoghi temporaneamente adibiti a punto vendita. Particolarità di questi luoghi è che non sono esattamente negozi, piuttosto si parla di piazze, teatri, musei, loft e addirittura fabbriche dismesse. Sicuramente più economico di una campagna pubblicitaria, si affida all'effetto sorpresa e al passaparola. Chiuso il negozio, se ne apre un altro in un punto diverso della regione, dello stato, del pianeta. La reinvenzione del mercante ambulante? Il paragone non sembra spaventare i grandi marchi che anzi hanno accolto con entusiasmo questa nuova tendenza. Si sono visti difatti temporary shop di Nike, Illy Caffé, Levi's, Breil, Nivea e Comme des Garçons.
A questo punto non resta altro che chiedersi se si preferisce la Old School o il Guerrilla Marketing... e di sicuro ognuno saprà argomentare a favore dell'uno o dell'altro.

Conclusione III: Se un prodotto si vende da sé non c'è bisogno di inventarsi nessuna tecnica innovativa...e i diamanti ne sono un esempio.

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