domenica 22 marzo 2009

Post X - Dita digitali: Prove ufficiali di cyborg.


Se vi chiedessi chi è il più grande inventore della storia probabilmente voi pensereste subito a Leonardo. Qualcun altro penserebbe ad Archimede, quello di Topolino, e io direi che le creazioni che sto qui a presentarvi sarebbero attribuibili più al secondo che al primo per fantasia, design futuristico e target. Non si parla di macchine volanti o biciclette né di paracadute e così via. Si parla di guanti super tecnologici...o quasi. Quello che potete vedere qui a sinistra in foto, è un'utilissima invenzione: un guanto che permette di interpretare il Braille, il codice di scrittura per non vedenti. Si passa il dito sulla scritta e il guanto trasmette una "lettura" ad un auricolare bluetooth. Utilissimo! Per approfondimenti vai al sito.
Forse altrettanto utile sarà l'altro guanto che si è rivelato da poco al grande pubblico: si tratta di un guanto che guida il soccorritore di turno nell'effettuazione del massaggio cardiaco. Dei sensori ti guidano verso la posizione giusta, la pressione da applicare e poi si possono raccogliere i dati su pc per effettuare delle statistiche. Ottimo stumento didaddico inoltre. Per approfondimenti visita il sito.
Potrebbe essere utile anche il guanto per raffreddare il sangue. Si esatto, un guanto che grazie ad una piastra di metallo raffreddata ad acqua riesce ad abbassare fino a 3 gradi Celsius la temperatura del sangue. Utile per chi soffre di infarto e forse per migliorare le prestazioni degli sportivi. Anche se è tutto da vedere!!! Vai alla notizia.
Meno utile, anzi direi che serve solo a fare scena, il guanto/torcia in puro stile Star Wars e simili. Ma non una torcia qualsiasi, una torcia in fibra ottica che crea un effetto cyborg molto suggestivo. Completamente inutile! Per approfondimenti vai al blog che ne parla.
Mettiamo caso che non volessimo indossare la tecnologia, ma che volessimo esser fatti di tecnologia, come potremmo fare? La soluzione ce la da un programmatore finlandese: fa un incidente con la moto, sfortunatamente perde un dito...e che ti fa? Progetta e si fa attaccare una protesi. Sembra tutto normale se non fosse che questa protesi contiene una chiavetta usb da 2 gb per portare sempre con se le foto della fidanzata, i video fatti al mare con gli amici, i programmi preferiti e perchè no, un bel film in divx. Non si può mai sapere, no? Vai al sito della notizia.
Tanta, tantissima tecnologia per gli usi più disparati e dall'utilità più o meno evidente. La domanda è una sola: dove possiamo arrivare? Quali sono i limiti materiali, morali e umanamente accettabili? Pensateci!


Conclusioni X: Il limite al possibile è solo la volontà...e la morale.

domenica 15 marzo 2009

Post IX - Web 2.0: potenzialità per tutti, successo per pochi?


Questa volta voglio spostare la mia attenzione all'interazione sul web. Che significa web 2.0? Chi è 2.0? Come funziona e che risultati si ottengono?
Ringrazio Antonio Monizzi, mio amico in fb, che mi suggerisce un
articolo di Francesco Pira su Affaritaliani.it.
Che significa fare web 2.0? Significa semplicemente rendere i contenuti modulari e indipendenti dalla loro ubicazione nella rete. Mi spiego meglio. Le informazioni, qualunque esse siano, sono indipendenti da chi le crea e sono rese disponibili all'aggregazione in contesti anche diametralmente opposti da quelli di destinazione primaria: un ottimo esempio è la home page personalizzata di Google che prende il nome di iGoogle. Chiunque può personalizzare il contenuto di quella pagina; cost
ruire come si faceva da bambini con i lego il proprio strumento di informazione, di svago, di controllo e così via. Si tratta di uno strumento necessario per tenere sotto controllo i miliardi di byte di informazioni che si susseguono ora dopo ora sul web circa gli argomenti più disparati, circa gli argomenti di nostro interesse. Si tratta di applicare la Long Tail Theory di Chris Anderson per rendere disponibile a chiunque il proprio contenuto web. Proprio in relazione a questa teoria, non dimentichiamo inoltre che è un potente strumento di marketing per raggiungere molto più agevolmente quella fetta di domanda che cerca proprio il tuo prodotto. Spiegato così alla buona cos'è, lo step successivo è capire chi è web 2.0? Tutti sono web 2.0. Ovvero tutti hanno la potenzialità di essere web 2.0, proprio come suggeriva Antonio potremmo essere tutti giornalisti, ma non è così semplice. Fare web 2.0 significa sostanzailmente prendere info sul web e aggregarle, commentarle, arricchirle dei propri contenuti e diffonderle: in una parola è fare ricerca, studiare, pensare e chiedere un parere al popolo della rete. Ed è proprio in questo che poi si demarca la linea tra chi sa essere 2.0 e chi invece no. Se riesci a farti copiare, se riesci ad essere spunto e se riesci a fornire materiale da aggregare allora sei 2.0. In caso contrario puoi comodamente stare tra il pubblico adagiato in una incerta posizione della coda lunga ad usufruire della vasta offerta di materiale. E nient'altro. Il come funziona lo abbiamo capito (almeno lo spero), chi è 2.0 lo abbiamo individuato, ora ci resta di capire che tipo di risultati si possono ottenere. Questa tecnologia è fantastica come network per le azioni di viral marketing, buzz marketing e così via: è un veicolo per farsi conoscere che può trasformarsi in un volano sorprendentemente efficace, ma anche stroncare di netto le ambizioni di diffusione nel caso in la tecnica non sia stata efficacemente concepita. In questo sono utili tutti quei sistemi di conteggio, feedback e più in generale di statistiche che consentono di monitorare l'andamento della diffusione. Un pò come quando si fa un report delle copie vendute di un giornale. Ma i risultari davvero interessanti non si ottengono solo nel diffondere informazioni, ma anche nel collezionarle: si possono selezionare a priori le informazioni che si vogliono ricevere attraverso degli appositi stumenti, gli RSS feed, avendo a disposizione in aggiornamento continuo tutto ciò che si vocifera circa un argomento. E solo chi si trova a dover capire gli "umori del popolo" in un determinato momento sa quanto sia utile questa funzione (per quanto poi si riveli uno stumento limitatamente utile per degli evidenti limiti di attendibilità, ma ha la sua valenza).

Conclusioni IX: i risultati ottenuti dall'utilizzo di un determinato strumento sono in relazione al fine perseguito e alla capacità di sfruttare al meglio le potenzialità: tutti possono usarlo, ma pochi lo sanno fare davvero bene (e io sto provando ad imparare).

domenica 8 marzo 2009

Post VIII - Cultura in affitto: la prostituzione intellettuale del Belpaese


Proprio settimana scorsa mi trovavo qui a scrivere di Dubai e dei suoi mondi artificiali, di quanto queste realtà puzzano di plastica, di come sono vuote di sentimenti, quando mi ritrovo a leggere su La Repubblica che il governatore toscano Claudio Martini ha esortato gli Uffizi ad imitare il Louvre e ad affittare al museo di Abu Dhabi un po' di sue opere. Ma dico, vi rendete conto? Siamo un paese fatto di Storia, fatto d'Arte, di Cultura, come possiamo solo pensare di abbassarci ad atti di prostituzione intellettuale? Chi vive ed amministra l'Italia in questo momento nemmeno si accorge che è oberato dalle responsabilità. Prima di noi ci sono stati secoli che con i loro personaggi ed eventi hanno portato alla costruzione di quelle opere, quei luoghi, quelle correnti di pensiero e quel folkrore che rendono l'Italia unica nel suo genere. Siamo noi il Belpaese. Non possiamo metterci in vendita, non possiamo prostituirci per fare i comodi (sopratutto economici) del mondo 2.0.
Non solo una cosa del genere non è ammissibile per problemi etici e patriottici, ma anche per motivi puramente economici. E' elementare chiedersi perchè un emiro abbia la voglia di pagare fin anche 100.000 $ per avere un'opera a propria disposizione per un anno.
E' elementare chiedersi quale possa essere il mancato afflusso turistico a causa della mancanza di una o due opere nei musei fiorentini come in quelli di qualunque altra città.
E' elementare chiedersi a quanto ammonterebbe il mancato introito di tutti gli interessi commerciali che vivono e si organizzano attorno al turismo culturale di città come Firenze, Roma, Napoli e le altre.
E' elementare chiedersi perchè dover lasciare che gli altri possano costruire sulla nostra storia e sulla nostra cultura, mentre noi ci limitiamo a voler lucrare nell'immediato senza progettualità futura. Bisogna farlo sviluppare il nostro Paese, investire con oculatezza e lungimiranza, non metterlo all'asta e chi si è visto s'è visto (o meglio chi ha arraffato ha arraffato)!
Ben vengano progetti seri che siano mirati alla conservazione della cultura e alla riproposizione della stessa secondo le infinite possibilità che le tecnologie ci permettono. Il mondo 2.0 lo stiamo vivendo anche noi qui in Italia, non solo in Medio Oriente: se sono capaci loro, noi lo siamo pure. Il M.A.V. di Ercolano è uno splendido esempio di come la cultura e la tecnologia possano convivere. Bisognerebbe ispirarsi a questo piuttosto che alle iniziative del Louvre.

Conclusione VIII: Tutti hanno un prezzo; solo che quello di alcuni è vergognosamente basso.